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Andrea Patrucco

digital maker · Faber Sum

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Come conciliare l’artigianato tradizionale con quello digitale? Come armonizzare il lavoro manuale con quello di una macchina a controllo numerico senza che nessun saper fare vada perso? Come risolvere in modo creativo i problemi di una produzione dove nulla si ripete ed ogni pezzo è unico?
Che ruolo hanno i Fablab nella diffusione della cultura maker? Tante di queste domande abbiamo fatto ad Andrea Patrucco che con la sua fresa autocostruita “Golem” accetta quotidianamente le sfide di progettisti, designer e creativi, consentendo loro di dare forma e materia alle idee. A lato dell’industria con i suoi pezzi prodotti in serie, c’è un variegato sottobosco di prototipi, pezzi unici, serie limitate, modelli, la cui realizzazione non trova posto nelle dinamiche dei grandi numeri. Proprio l’artigiano digitale è in grado di risolvere questi problemi, unendo lo spirito del saper fare classico a quello sempre proiettato in avanti dello sperimentatore.

Note a margine

a cura di Alice Serrone

· minuto 1:50 \ Nota 1 \

Con il termine digital fabrication si fa riferimento a un tipo di processo produttivo che prevede la creazione di oggetti solidi e tridimensionali partendo da disegni digitali. Un settore strettamente connesso al fenomeno della maker culture e all’identità dell’artigiano digitale, una figura generalmente animata da interessi per realizzazioni di tipo ingegneristico (come apparecchiature elettroniche, realizzazioni robotiche, dispositivi per la stampa 3D e macchine a controllo numerico) e alla loro applicazione ai campi dell’artigianato più tradizionale, come la lavorazione del legno, del metallo, la gioielleria e
la sartoria.
La nascita della maker culture deriva dall’etica delle comunità hacker americane degli anni ’50, che lottavano per un’apertura e una condivisione delle nuove tecnologie informatiche, con l’obiettivo di favorirne il libero accesso e un miglioramento generale della qualità della vita umana.
La controcultura dell’artigianato digitale prevede infatti l’utilizzo di software a codice di sorgente aperto (Open Source) e considera la propria filosofia come la base per la nascita di nuovi processi di innovazione tecnologica, emergenti dal basso e con effetti inizialmente su piccola scala, che potrebbero però costituire l’inizio di una nuova rivoluzione industriale.
Secondo i maker dunque, la riutilizzazione dei risultati grazie all’adozione di licenze libere, potrebbe permettere l’innesco di effetti virtuosi sempre più estesi, partendo dalla possibilità per le nuove comunità di artigiani di sperimentare inediti approcci di produzione basati su tecnologie a basso costo.

· minuto 3:50 \ Nota 2 \

I fab lab sono una rete globale di laboratori locali che facilitano lo sviluppo di invenzioni dando accesso a strumenti di fabbricazione digitale. Si tratta di piccole officine che forniscono agli utenti assistenza operativa, educativa, tecnica e logistica e la possibilità di cimentarsi con utensili generalmente considerati di appannaggio esclusivo della produzione di massa.
I fab lab favoriscono la condivisione di competenze e scambi orizzontali di capacità tra le persone, mediante un inventario in continua evoluzione, e rivestono il ruolo di risorsa comunitaria alla quale è possibile accedere sia come singoli che con iniziative specifiche.
L’associazione Fablab Torino è la prima nata in Italia ed è stata fondata nel 2012 da Officine Arduino, con l’obiettivo di portare la Digital Fabrication e la cultura Open Source in un luogo fisico, dove macchine, idee, persone e approcci nuovi si possono mescolare liberamente.
I fini perseguiti sono quelli della promozione della fabbricazione digitale e del design condiviso, dell’hardware e del software libero e dello sviluppo sostenibile a vantaggio degli associati e di terzi, che possono prendere parte al progetto impegnandosi a svolgere la propria attività volontariamente e gratuitamente.
Fablab Torino oggi è ospitato negli spazi post-industriali di Toolbox Coworking in via Egeo 16 e viene considerato spesso dalla comunità come un vero e proprio centro di sapere, in cui le persone che lo frequentano possono trovare tra gli altri utenti le conoscenze a loro mancanti per concretizzare i propri progetti.

· minuto 20:56 \ Nota 3 \

La lotta di opinioni tra generalisti e specialisti è un dualismo inconciliabile che va avanti ormai da molto tempo. La complessità del sapere raggiunta dall’uomo nell’epoca moderna ha portato inevitabilmente a una suddivisione della conoscenza e alla nascita delle diverse aree di specializzazione.
Oggi la maggior parte dei giovani articola il proprio percorso di studi in una serie di indirizzi formativi sempre più peculiari al fine di diventare un esperto del settore prescelto e primeggiare su chi invece ha deciso di rimanere più generalista e superficiale.
Ma il generalismo non è sempre stato un concetto negativo, sinonimo di vacuità o frivolezza. Nelle Accademie platoniche dell’Antica Grecia, lo studio veniva concepito come un elemento completo e indissolubile e i più grandi filosofi del tempo (letteralmente amanti della conoscenza) erano in realtà dei sapienti a tutto tondo, con una preparazione su più fronti che comprendeva nozioni di retorica, astronomia, politica, scienze naturali, matematica, medicina e tutte le altre branche del sapere allora conosciute.
Anche nel Rinascimento l’educazione umanista prediligeva una concezione generalista della conoscenza, riprendendo l’elemento culturale greco-romano dell’Uomo Universale, una figura intellettuale in grado di esprimersi ed eccellere in molteplici campi del sapere, dalla scienza, all’arte e alla letteratura, come fu per Leonardo Da Vinci. Dagli antichi romani gli umanisti ripresero inoltre anche il topos dell’Homo Novus, ovvero colui che partendo da zero riesce a elevarsi grazie al proprio ingegno.

· minuto 21:40 \ Nota 4 \

L’apprendimento online costituisce uno degli ultimi traguardi del XXI secolo, la più grande opportunità dell’Era Digitale, che offre a utenti di tutto il mondo la possibilità di informarsi e imparare con estrema facilità attraverso Internet.
È vero, il web di oggi non risulta affatto un ambiente privo di pericoli e occorre aver sviluppato una certa abilità di orientamento per riuscire a destreggiarsi tra fake news, manipolazioni di dati e pubblicazioni poco autorevoli. Ma se si naviga con circospezione attraverso i vari siti, forum, biblioteche virtuali e archivi digitalizzati, si può godere della straordinaria possibilità di frugare tra il sapere di professionisti, anche internazionali, che hanno scelto di condividere sulla Rete le proprie esperienze, aprendosi al confronto e mettendo a disposizione le proprie competenze a curiosi e autodidatti.
Ed è proprio questo infatti l’intento con cui, nel 1991, un gruppo di ricercatori del CERN di Ginevra mise a punto il World Wide Web (WWW), per diffondere e rendere popolari le potenzialità del già noto Internet. Quest’ultimo era già stato progettato nel 1969 dall’ARPA, un’agenzia governativa del Dipartimento della Difesa americano, che lo ideò come strumento per ampliare la ricerca e collegare fra di loro gli scienziati che avrebbero dovuto vincere la corsa allo Spazio contro i sovietici.
Negli anni ’90 invece, con la nascita del WWW, la Rete divenne un potentissimo sistema per la condivisione di informazioni su scala mondiale e tra milioni di utenti, ai quali avrebbe permesso di usufruire di un insieme molto vasto di contenuti digitali collegati tra di loro attraverso legami interattivi (link).

· minuto 33:58 \ Nota 5 \

La bellezza e il valore di un’attività d’artigianato risiedono spesso nella capacità del maestro di offrire al cliente un prodotto di per sé finito, che non necessita dei vari passaggi della filiera industriale.
L’artigiano infatti si prende cura dell’intero processo produttivo del manufatto, partendo spesso da un’idea non ancora ben definita e mettendo a frutto il suo ingegno per poter restituire all’acquirente un oggetto completo e funzionale, pronto per essere utilizzato. E laddove le sue competenze dovessero mai risultare parziali, può contare sovente su di un’ampia rete di amici, più che di colleghi, pronti a collaborare insieme per la riuscita finale del progetto.
Le commissioni e i clienti di una bottega sono dunque sempre diversi, ogni fabbricazione non risulta mai analoga alla precedente e dona vita a un pezzo unico e di qualità, con particolari irripetibili che lo distinguono dalle produzioni in serie delle grandi industrie.
Nei piccoli laboratori i prodotti vengono seguiti dall’inizio alla fine, ab ovo usque ad mala, come recita il proverbio del poeta latino Orazio, che utilizzò quest’espressione nelle sue Satire in riferimento ai pranzi degli antichi romani che cominciavano con le uova e terminavano con la frutta.

· minuto 42:35 \ Nota 6 \

La firma di un autore è da sempre uno strumento importantissimo che consente
ripercorrere la storia di un oggetto, identificando non solo l’artefice dell’opera, ma anche il periodo e a volte il luogo in cui è stata creata, contribuendo a conferire alla stessa il giusto valore e significato.
Attraverso l’apposizione della firma, l’autore rivendica la propria paternità e lascia ai posteri una memoria di sé, facendo di uno specifico segno l’emblema della propria identità.
Generalmente all’idea della firma viene associato un nome posto in un angolo della tela, come nel caso delle opere d’arte, oppure il logo di una casa di moda stampato sull’etichetta, o ancora il marchio di fabbrica di un’industria o di una bottega impresso sulla superficie del manufatto.
In realtà, più che in una semplice scritta, la firma di un grande maestro risiede soprattutto nel suo ductus, ovvero nella tecnica stilistica propria di ogni autore, che lascia un’impronta ben visibile in ogni suo capolavoro. La mano dell’artigiano si può riconoscere dunque anche attraverso i segni lasciati dai suoi utensili, che rendono unica e riconoscibile la sua opera, aumentandone il valore e testimoniandone la qualità.
Proprio per questi motivi in Giappone, l’antico culto della spada prevedeva che nel codolo delle katane, ovvero nella parte di lama contenuta all’interno  dell’impugnatura, venissero tracciati appositamente dei colpi di lima disposti in varie forme, che servivano per identificare la scuola di appartenenza del fabbro e il periodo di forgiatura della spada.
Allo stesso modo, nel mondo dell’orologeria, antiche tecniche di finitura, come il perlage e l’anglage, dimostrano la qualità del movimento meccanico del maestro, visibile nella minuzia delle sue decorazioni.

· minuto 43:00 \ Nota 7 \

Con il termine Art Brut (arte grezza, spontanea) si intendono generalmente le produzioni artistiche realizzate da non professionisti, tra cui carcerati, pazienti psicotici, pensionati e persone completamente digiune di cultura artistica, la cui opera si rivela essere del tutto spontanea e priva di pretese culturali.
I lavori appartenenti a questa corrente sono spesso frutto della solitudine e di impulsi creativi puri e autentici, poveri delle interferenze legate alle preoccupazioni della concorrenza, all’acclamazione e alla promozione sociale.
In inglese la traduzione di Art Brut viene espressa dal concetto di Outsider Art, che comprende anche gli esponenti dell’Art Naïve o Naïf, ovvero gli artisti autodidatti, coloro che non si sono mai istituzionalizzati e che non hanno ricevuto alcuna formazione specifica, esprimendo spesso idee non convenzionali con metodi lontani da quelli dei professionisti.
Contrariamente a ciò che spesso si pensa però, nell’arte artigiana si possono ritrovare solo alcuni dei valori propri di queste correnti artistiche, come una differente gestione del tempo, la capacità di uscire dal coro e una diversa attenzione per il denaro. La bellezza e il valore dei manufatti d’artigianato risiedono infatti nella grande sapienza, nella qualità e nella passione pura trasmesse dalle mani dei grandi maestri.

· minuto 44:10 \ Nota 8 \

Il termine Golem deriva probabilmente dalla parola ebraica gelem, il cui significato è materia grezza, embrione. Nella Torah, il Golem è una massa priva di forma, accomunata spesso al corpo di Adamo prima che gli venisse fatto il dono dell’anima.
Nel corso del tempo, attorno al mito del Golem, si è raccolto un gran numero di leggende, opere letterarie e cinematografiche che lo hanno reinterpretato attribuendogli talvolta ruoli differenti. Secondo la tradizione più antica il Golem, pur essendo dotato di una forza e una resistenza fuori dal comune, non è in grado di pensare autonomamente, né di parlare o di provare emozioni. La magia da cui si è originato si limita a dargli la vita, ma non può dotarlo anche di un’anima.
In ambito letterario il Golem è apparso per la prima volta nel 1915, con il romanzo Der Golem di Gustav Meyrink, che lo ha posto nelle vesti di un terribile mostro che, avendo una vita solo provvisoria, scatena in poche ore tutta la sua forza distruttiva. Probabilmente anche Mary Shelley si è ispirata a questa leggenda per il suo Frankestein, a cui è seguito poi l’omonimo film del 1931. Inoltre, nell’ambito della psicologia sociale, per Effetto Golem si intende il fenomeno per il quale una persona, pensando di poter influire su di un’altra,
finisce per avere realmente quell’influenza.
Oggi al termine Golem può essere associato anche il significato di robot o automa, un alleato prezioso per la mano umana, in grado di conferire precisione e accuratezza a manufatti di altissima qualità.

· minuto 1:11:38 \ Nota 9 \

Le hard skill e le soft skill costituiscono le due principali tipologie di qualifiche personali richieste oggi dal mondo del lavoro.
Per hard skill si intendono tutte le competenze appartenenti alla sfera delle capacità tecniche acquisite dal soggetto durante il suo percorso formativo e nelle precedenti esperienze professionali. Si tratta prevalentemente di conoscenze specifiche misurabili e quantificabili, che possono essere apprese attraverso lo studio e la pratica.
Le soft skills includono invece tutte quelle abilità trasversali, di tipo  comportamentale e relazionale, che integrano le hard skill nella definizione di un profilo professionale.
Fanno parte di quest’ultima categoria doti come la flessibilità, l’autonomia, il problem solving, l’intelligenza emotiva e, in genere, tutte quelle qualità personali che dipendono essenzialmente dalle inclinazioni innate della persona e che continuano a svilupparsi durante tutto l’arco della vita.
Questo tipo di competenze è oggi sempre più richiesto da ormai quasi tutti i settori, compreso quello dell’artigianato, in cui si comincia ad avvertire la sempre più crescente necessità, da parte dei maestri, di sapersi proporre ed entrare in empatia con il cliente. Un tempo gli artigiani venivano ingaggiati soprattutto per le loro abilità tecniche e per la qualità del loro lavoro, mentre oggi il pubblico necessita anche di determinate attenzioni che esulano dalle hard skill e che riguardano principalmente la cura dei rapporti interpersonali.

· minuto 1:21:48 \ Nota 10 \

Nel settore dell’artigianato, così come nelle produzioni industriali, si possono distinguere tre principali tecniche di lavorazione della materia, basate su diversi tipi di approccio alla creazione della forma.
La manifattura additiva prevede la creazione di un oggetto aggiungendo materiale uno strato alla volta, come nel caso della stampa 3D, che utilizza integralmente sistemi software per la progettazione (CAD) e la fabbricazione (CAM) assistite dal computer.
Le lavorazioni plastiche si basano sul principio secondo cui attraverso forze esterne si possono indurre in un materiale delle deformazioni plastiche, cioè deformazioni stabili anche al cessare delle sollecitazioni impresse. Queste ultime possono avvenire a caldo, come nella forgiatura, a freddo, come nella modellazione dell’argilla, oppure in entrambi i modi, come nel caso della laminazione.
La produzione sottrattiva invece è un processo di lavorazione controllata che prevede l’asportazione di materiale da un blocco solido mediante taglio, foratura o rettifica.
Appartengono a questa tipologia di manifattura la tornitura e la fresatura, lavorazioni che vengono soventemente eseguite con l’ausilio di un controllo numerico computerizzato (CNC).
Questi differenti tipi di approccio delle varie tecniche di produzione rispecchiano però tre possibili filosofie di creazione riconducibili anche ad altri ambiti.
Ad esempio nella fresatura è possibile riconoscere lo stesso pensiero di Michelangelo, che considerava la scultura come uno strumento per liberare dall’eccesso una forma già presente di per sé nella materia, definendo infatti il suo operare come l’arte del togliere.

Bibliografia

Robert Anson Heinlein, Lazarus Long, l’immortale, Putnam’s Sons, 1973

Art Fenetry e John Prentice, Mach3. CNC Controller for Windows XP & 2000,
ArtSoft Corporation, 2005

Autori vari, Il Sistema A. La rivista delle piccole invenzioni, Nerbini Editore, 1949

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